Sicilia

Un ponte tra università e lavoro: Ego Eco alla Fondazione Brodbeck

Scritta da blogsicilia.com

Fino a venerdì 20 aprile si potrà visitare la mostra d’arte contemporanea “Ego Eco”, realizzata dagli studenti del laboratorio in progettazione curatoriale promossa dall’Università degli Studi di Catania.

“EGO ECO”. Ego Eco esprime il concetto di una ricerca continua dell’individuo, proteso nel cercare un ponte di comunicazione tra l’io e l’altro: l’ego rappresenta l’artista che attraverso la ricerca trasmette un’eco, il quale si diffonde e si riflette su ciò che lo circonda, tornando poi indietro modificato. In questo scambio, «la parola più importante è stata proprio quella degli studenti», come ha tenuto a precisare il professore Gianluca Lombardo nel suo discorso introduttivo all’inaugurazione della mostra, i quali si sono cimentati in un lavoro complesso ma gratificante.

LA MOSTRA. Il 13 aprile, presso la Fondazione Brodbeck è stata inaugurata,la mostra “Ego Eco”, frutto del lavoro di studenti provenienti dal Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania e dall’Accademia di Belle Arti di Catania. I primi, tramite il laboratorio in progettazione curatoriale seguito dalla dottoressa Valentina Lucia Barbagallo, hanno avuto il compito di allestire e curare la mostra, affrontando tutti gli aspetti preparativi; i secondi, allievi del corso di pittura del professore Gianluca Lombardo, hanno messo a disposizione le proprie opere.

UN PONTE TRA UNIVERSITÀ E LAVORO. «Questo è già il quarto anno che il laboratorio si ripete e nello specifico è già il terzo che si porta avanti la collaborazione con la Fondazione Brodbeck – spiega Valentina Barbagallo – . Io e gli altri professionisti abbiamo cercato di osservare e intervenire il meno possibile. Quello che dico sempre ai ragazzi è di capire quale figura professionale si vuole ricoprire e cominciare subito a fare pratica». Una possibilità, dunque, di entrare a contatto con il mondo del lavoro e di formarsi sul campo: una realtà spesso rara per gli universitari catanesi abituati a vivere tutto più nella teoria che nella pratica. «Inizialmente coordinarsi non è stato semplicissimo – racconta Eleonora Orfanò, uno degli studenti che ha preso parte al progetto – ma è stato bello, perché è stata un’esperienza concreta: certo, non si può dire che ci porterà direttamente un lavoro, ma è stata comunque molto utile per la nostra formazione. Gli artisti ci hanno consegnato le loro opere e noi abbiamo pensato a ogni aspetto dell’allestimento». «Abbiamo toccato con mano la differenza che passa dalla teoria alla pratica e abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con professionisti come Gianluca Collica – dicono Anna Papale e Elisabetta Dinaro, altre studentesse del laboratorio -, il quale ci ha aiutato a capire meglio come concepire e utilizzare gli spazi. Laboratori come questo dovrebbero essere molto più frequenti, specie per quanto riguarda il comparto umanistico. C’è bisogno di puntare più sul contemporaneo e su un maggiore attivismo nel campo dell’arte. Occasioni come questa aprono nuove prospettive e aiutano a creare una rete di conoscenze»

LE OPERE. Tra gli artisti in mostra, Barbara Giummo, studentessa del biennio specialistico di pittura dell’Accademia, ci ha così spiegato la sua opera: «Ho realizzato un video dal titolo “Blind”, la rappresentazione di una cecità bianca. Nel corso del video, le parole raccontano quello che sta avvenendo; c’è un riferimento al territorio siciliano e le riprese sono state fatte in campagna, a casa dei miei nonni». Fra le opere in mostra anche “Dio c’è – La creazione del caos” di Pamela Lanza, un’altra studentessa del biennio specialistico di pittura: «Durante i viaggi in macchina con la mia famiglia vedevo leggevo spesso la scritta “Dio c’è” attraversando le autostrade: mio padre mi spiegò che si trattava di posti in cui si vendeva droga. “Dio c’è” è un richiamo per chi sa cosa significa, ma allo stesso tempo ha un valore diverso per chi non lo sa, diventando una speranza per chi crede. I livelli di lettura dell’opera sono molteplici». Oltre a Barbara Giummo e Pamela Lanza, gli altri artisti in mostra sono: Giovanni Pennisi con “Senza titolo” serie di 8 tele matita su tela, Alessandra Schilirò con “Sl Small Inclusion” olio e strass su tela, Luca Rosselli con “Unititled” digital manipulation, e Giusy Strano con “Autoritratto strano n.1” scultura in stoffa e porcellana.

IL CATALOGO. Venerdì 20 aprile alle 18.00 presso al Fondazione Broadbeck, verrà presentato il catalogo della mostra, realizzato dal Prof. Gianni Latino, docente di Graphic Design e coordinatore degli studenti Giuliana Musumeci e Gioele Pirri e dalla Prof.ssa Carmen Cardillo, docente di fotografia e coordinatrice delle studentesse Eleonora Barilà, Maria Rita Giglio, Luana Paladino, Serena Taverna e Smeralda Vadalà dell’Accademia di Belle Arti di Catania.

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