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Dai miaogizi agli ufolotti: il valore delle sorpresine spiegato dalla “Scuola di Francoforte”

Scritta da blogsicilia.com

Come cambiano negli anni le sorprese all’interno delle confezioni di merendine? I pensatori della Scuola di Francoforte possono dirci qualcosa in merito al significato di oggetti tanto piccoli quanto dotati di significato

I Miaogizi degli ovetti Kinder, il Mulino di Archimede con motore ad energia solare Mulino Bianco, VHS Kinder e Ferrero dei Lunes e la sfera di Lasifer: che fine ha fatto quella creatività? Sembra che tutto abbia inizio nel 1974 quando un certo Ferrero unisce la serotonina del cioccolato alla meraviglia della sorpresa. Nascono gli ovetti Kinder, così pericolosi da essere vietati negli Usa. All’interno: navi in micro scala, dalla caravella al Drakkar, cavalieri, uccelli medievali, squali sultani, castori cinesi. Geniali anche le sorprese nelle brioches: Biroclava scriveva, Pitagorica calcolava; Bidone Pennellone era diverso da Bidona Precisona, come tutti diversi erano i messaggi negli Sbottigliati (questi li abbiamo uccisi noi con le note vocali). E poi c’erano le fantastiche videocassette: con I Magicanti e i tre elementi si poteva spiegare la filosofia di Telesio. Nel 1983 lancia sorpresine anche la Mulino Bianco. L’apice? Le cassette-libro contenenti varia roba creativa. Storia e geografia erano un gioco con le gomme da cancellare a forma di regioni d’Italia: non servivano post su Facebook per scoprire che il Molise esiste. C’erano anche gomme a forma di frutta e di merendine. Ve lo immaginate oggi? «L’azienda urta la sensibilità del minore allergico al mandarino» oppure «la brioche cancellando rilascia olio di palma». Anche la Parmalat ci ha provato con gli Ufolotti (Steven Spielberg sortiva i suoi effetti anche con gli Stralunati degli ovetti Kinder). Carinissimi i Carletto dei sofficini Findus, come l’esploratore. Un po’ trash forse il barattolo Simmenthal che riproduceva il muggito: gli adulti di quell’annata sanno tutti che verso fa la mucca.

Oggettini, insomma, che aprivano a mondi nuovi, da non sottovalutare perché, come scrivono i pensatori della Scuola di Francoforte, la conoscenza passa attraverso il consumo di prodotti culturali, anche dei giocattoli. Con la nascita dell’industria culturale infatti la cultura diventa merce. Con quale cultura giocano i nostri bambini? Non ci si aspetta di trovare negli ovetti o nelle confezioni delle brioche tesori di Tutankhamon o biglietti con il terzo Segreto di Fatima. Ogni giochino in quanto fabbricato è anche stereotipato ma il problema è che oggi subisce un secondo filtro: un conto sono i gatti egiziani che, per quanto caricature, stimolano la curiosità del «chi sono gli egiziani?»; un conto è il pupazzetto del cartone del momento, su cui lo schermo ha già spazzato ogni domanda. Magari è simpatico il cartone, ma perché non dare più storie diverse? Non è forse la realtà plurale?

In omaggio con le merendine Kinder 2018 si trovano figurine: piatte, si appiccicano, si guardano, si collezionano: i bambini devono collezionare o esplorare? Abbiamo tolto loro tempo per sorprendersi; la meraviglia non fa mercato, si compra il prodotto noto, il modello di sogno bello e fatto, come il pollo allo spiedo della rosticceria sotto casa. È l’uomo a una dimensione di cui parla Herbert Marcuse: il totalitarismo è anche quello economico che manipola bisogni e modi di pensare, introiettando modelli di omologazione. Comprando un ovetto o un pacco di brioche acquistiamo cultura e soprattutto la cosa più preziosa, il tempo libero, quello in cui manifestiamo il nostro libero bisogno di senso, valvola di sfogo alle regole dei ruoli sociali. In realtà nel tempo libero, secondo Theodor Adorno, mentre crediamo di essere liberi siamo schiavi. Ecco perché per i francofortesi consumare è un’attività che contiene senso. Dopo ore in classe a contenere l’emotività, il bambino ha bisogno di essere padrone del suo tempo e lo fa nel gioco; come un adulto che tornato da lavoro legge un libro o scia. Siamo quello che consumiamo. Il mondo attuale delle sorprese è una grande sottiletta che alimenta la passività dei bambini.

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