Sicilia

A cena con il princeps: a Roma il menù per celebrare Romolo e Remo

Scritta da blogsicilia.com

Si terrà oggi, sabato 21 aprile, il natale di Roma, la festività laica legata alla fondazione della urbs aeterna. Per il grande evento è previsto un banchetto che si ispirerà alle più antiche tradizioni e stravaganze romane. Il convivium che avrà inizio tra le 15 e le 17 presso le rovine della Domus Augusti prevede un menù ricco e piccoli accorgimenti da rispettare per sentirsi un vero romano

Forse Feuerbach aveva letto qualche ricettario dell’età giulio-claudia e dell’età dei Flavi quando scrisse «l’uomo è ciò che mangia»: una rivoluzione copernicana quella che pone il cibo all’origine del pensiero e che fa dei cuochi, già in Aristotele «produttori professionisti di piacere», eroi nazionali. Ce lo spiega nelle sue ricette Apicio, cuoco luculliano sotto Tiberio, che insieme a Plinio il Vecchio, Catone e Petronio ha fatto un salto al XXI secolo per organizzare il banchetto di sabato in occasione del natale di Roma. Nella Urbs aeterna se c’è qualcosa di propriamente eterno è l’amore per i piaceri della tavola. Al grande evento sono invitati tutti. Tutti coloro che possiedono in banca un conto dai 20 milioni di sesterzi in su.

DRESS CODE E GALATEO. Il convivium avrà inizio tra le 15 e le 17 presso le rovine della Domus Augusti (RM). No alle camicie (i bottoni, saltando, potrebbero ferire qualcuno) ma vestis coenatoria e ai piedi le soleae. Ammessi anche gli imbucati (umbrae) amici degli invitati che però ceneranno su sedie e non sul triclinio, una sorta di divano a tre posti in muratura, in cui si mangia sdraiati, poggiando sul gomito sinistro e prendendo cibo con la mano destra. A disposizione cucchiai per le salse e stuzzicadenti d’argento come quello di Trimalchione. Il tovagliolo chi vorrà se lo porterà da casa; banditi quelli di asbesto (amianto) che Plinio credeva essere un lino non infiammabile. Bandite anche le lamentele senechiane sulla corruzione dei mores.

L’ARTE DEL SAPER MANGIARE. Il party planners ha così organizzato la grande sala: letti triclinari a parete, al centro un tavolo di pregiato legno con tovaglie di lino; presente inoltre un tavolo per il vino (rigorosamente speziato) e una zona dove posare le pietanze a disposizione dei conviviali (repositorium). Non mancheranno fiori, marmi e fontane decorative nonché vasche con pesci, secondo la moda di lasciar scegliere ai commensali direttamente a tavola il pesce da mangiare. Consentito il vomito per liberarsi le interiora e riprendere ad ingozzarsi.

Dato che quella romana è una società a base di panem, circenses et veneficiis, (pane, giochi circensi e avvelenamenti) lo chef-mago-medico-consiglia di assumere prima del banchetto la Teriaca, la miracolosa panacea che rende immuni da veleni e sostanze nocive. La ricetta è fornita da Andromaco di Creta e tramandata da Galeno: 64 ingredienti di origine vegetale, minerale e animale, fra cui: pane, pepe, carne di vipere, finocchio, succo di papavero, foglie di rosa secca, cinnamomo, agarico, mirra zafferano, cassia, giunco, incenso, rabarbaro, lavanda selvatica, zenzero, prezzemolo, iperico, anice, liquirizia, cannella, aglio, vino vecchio, miele.

 CURIOSITA’. I romani amano sorprendere il commensale dando ad un cibo l’aspetto di un altro e presentando i piatti con teatralità: banchetti in cui la pizza di Cracco non trova certo spazio. Onnipresenti le spezie e il garum, salsa ottenuta macerando scarti di pesce con olio, vino, aceto e spezie. Pianta dal largo impiego è il misterioso Silfio cirenaico, condimento dell’élite ed ingrediente terapeutico. D’altronde olio, vino, limone e piante aromatiche sono nell’impero anche rimedi medicamentosi.

N.B. Ogni invitato potrà portarsi nel linteum (grande tovagliolo di lino) gli avanzi del pasto e sarà omaggiato da apophoretea (piccoli doni) quali qualche libbra di piombo ed essenze profumate.

 


IL MENÙ

Gustatio

  • Uova, pesche, foglie di lattuga e frutti di mare accompagnati da vino mielato

Primae mensae:

  • Lenticchie con funghetti
  • Spiedini di colombacci; utero di scrofa ripieno; pappagalli e lingua di fenicottero in umido
  • Polpette di pavone alla Ortensio
  • Alici, tranci di tonno e di pescespada sotto sale
  • Talloni di cammello ripieni
  • Struthione elixo (Struzzo lesso). La carne, pressoché cruda, è presentata tagliata a pezzi sul piatto insieme ad una cremina di pepe, menta, cumino abbrustolito, seme di sedano, datteri o carote, miele, aceto, passito e garum, oltre all’amido per addensare
  • Patinam Apicinam (pasticcio di Apicio). Fatto con pezzi di poppa cotta di scrofa, polpe di pesci, polpe di pollo e beccafichi, pestati e bagnati con olio, uova, pepe, ligustico e vino; poi le carni sono tagliate e messe a bollire con l’aggiunta di amido. Una volta cotte, vengono saltate in padella con il sugo insieme a grani interi di pepe e pinoli. Il pasticcio è ricoperto di una sfoglia, precedentemente stesa col mattarello e può presentarsi in più strati

Secundae mensae

  • Datteri farciti di noci, pinoli o pepe e fritti nel miele
  • Globi: impasto di formaggio e farina di farro, fritto nello strutto e poi cosparso di miele e guarnito con papavero
  • Palline fritte di ricotta e farina, arricchite con miele e semi di papavero.
  • Pere, sorbe, fichi, mele, uva passa e frutta secca

Per concludere: brindisi augurali, letture delle novità letterarie e spettacoli: brani teatrali, acrobati, suonatori di cetra, spogliarelliste e mimi.


 

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