Sicilia

«25 anni di politica per spiegare perché questo Paese è senza leader» L’analisi di Fontana

Scritta da blogsicilia.com

Il direttore del Corriere ha presentato ieri presso la sede centrale del Credito Siciliano il suo ultimo libro, recentemente edito da LonganesiAlla conferenza, organizzata dalla Diocesi e moderata da Salvo Fallica, hanno preso parte il vescovo di Acireale Mons. Nino Raspanti (vice presidente nazionale Cei) e l’AD della banca, Saverio Continella

ACIREALE. Un teologo, un filosofo e una banca: trait d’union? Un paese senza leader (Longanesi, 2018): questo il titolo del libro del direttore del Corriere della Sera, questo il problema del nostro tempo che interessa anima, spirito e portafoglio. «Il leader – spiega Fontana – deve avere solidità culturale, capacità di mettersi in relazione con la gente, deve sognare e far sognare. Cosa c’entra la fede? Essere credenti dà una dimensione al modo in cui si affrontano immigrazione, globalizzazione e i grandi cambiamenti; dà una forza molto più concreta e plausibile di tante urla che si sentono in giro».

«Mi appassiona ricostruire le vite delle persone osservandone il comportamento. Ad esempio Matteo Renzi fece un tema al liceo sulla rottamazione della Democrazia Cristiana»

STORIE, PROTAGONISTI E RETROSCENA DI UNA CLASSE POLITICA IN CRISI. Luciano Fontana è come la nottola di Minerva, che spicca il volo al tramonto: così il Direttore ripercorre nel volume il climax politico italiano (ascendente o discendente?) degli ultimi 25 anni. «Questo libro – ha introdotto Salvo Fallica –  partendo da aneddoti, ricostruisce l’affresco dei personaggi della politica italiana con lo spirito critico e costruttivo di chi è super partes». Il direttore, laureato in filosofia con tesi sul linguaggio, confessa: «Mi appassiona ricostruire le vite delle persone osservandone il comportamento. Ad esempio Matteo Renzi fece un tema al liceo sulla rottamazione della Democrazia Cristiana. Di Maio era il perfetto ragazzo sempre a posto, contestava per i termosifoni, un po’ distante dalla natura barricadiera del M5s. Feci fatica a capire quando mi disse di voler portare il M5s a governare, e invece da antisistema nato sotto il segno del Vaffa, è diventato una prospettiva da favorire, anche se le basi mi sembrano fragili». Il giornalista, che iniziò la sua gavetta alla redazione dell’Unità prima di ricoprire le più alte cariche al quotidiano di via Solferino, riserva ampio spazio al centro sinistra e riguardo al Pd afferma: «È una bomba auto-implosa. Servirebbe più uno psicanalista che un analista-giornalista per capirne lo sviluppo». Le cause? Battaglie fratricide (e visioni diverse) e legge elettorale.

D’accordo Continella che lega quest’ultima alla fragilità della legislatura, problema della politica italiana, tout court. «Quattro leggi diverse in 25 anni, di cui una mai entrata in vigore» sottolinea Fontana; e in merito alla bassa partecipazione al voto problematizzata da Raspanti, aggiunge che sicuramente: «La continuità di una legge elettorale instaura nel cittadino attitudine al voto». Personaggio prediletto è Berlusconi: «Giunto al Corriere della Sera dall’Unità gramsciana, per legge del contrappasso mi diedero da seguire Berlusconi, l’uomo che, prima dell’avvento della rete, più ha cambiato la politica italiana. Con logica da imprenditore, definisce progetto, strumento per diffonderlo, classe dirigente per articolarlo, pubblico e definisce il bisogno a cui rispondere: l’enorme preoccupazione, dopo la fine della Prima Repubblica, di un governo post comunista. Berlusconi è un venditore di sogni. Tuttavia non ha lasciato vera impronta riformatrice. A riguardo le sue teorie del complotto sono fantastiche (sorride, ndr). Adesso per la prima volta c’è una competizione nel centro destra in cui avanza Salvini» che, come nota Fallica, ha raccolto il consenso di una parte dell’elettorato di sinistra, oltre che del Meridione. In effetti «è un misto tra tradizione e modernità. Ha esperienza di rapporto con la gente, usa web e televisione», continua Fontana, che non vela preoccupazioni: «Un’Italia, senza il mercato globale, chiusa nei propri territori non regge; come l’idea che per risolvere l’immigrazione si debbano alzare muri». Così le pennellate di Fontana, accompagnate da vignette di Giannelli, aiutano a comprendere le dinamiche del presente, a partire da quel volo al tramonto della nottola di Minerva heideggeriana. L’alba?

«De Gasperi, Berlinguer, Moro: erano professionisti, ma sapevano soprattutto leggere il paese e trascinarlo in un progetto. Spero che la stagione dei tecnici al governo sia finita perché ha alimentato la frattura tra cittadini ed élite»

QUALE LEADER? «Deve avere responsabilità, progettualità e competenze senza essere competente in senso tecnico. De Gasperi, Berlinguer, Moro: erano professionisti, ma sapevano soprattutto leggere il paese e trascinarlo in un progetto. Spero che la stagione dei tecnici al governo sia finita perché ha alimentato la frattura tra cittadini ed élite». Prospetta la necessità di un partito interprete di spirito cosmopolita e produttore di visioni. Fanno eco le parole di Raspanti: «In una società frammentata e aggressiva, solo il superamento di egoismi e conflitti può far emergere un leader capace di coagulare, senza dimenticare che i processi culturali non avvengono con un solo uomo. Così, affinché un leader sia tale è necessario che molti si identifichino in lui».

MEDIO-EVO. Non nella sua accezione negativa ma tempo di mezzo in cui il vuoto lasciato dalla poltrona era colmato dalla guida spirituale cui erano demandate ricerca di senso e cura materiale. Che in un paese senza leader tocchi al vescovo creare comunità? Raspanti e Fontana hanno parlato di visione, sogni e di pace. «Ciò che secondo me costituisce un vero leader è una visone onnicomprensiva, non confusa, capace di distinguere per unire. La chiesa può contribuire a porre le condizioni per una leadership ma non significa imporre la propria visione», a contare è il lasciarsi guidare da ideali, concordano entrambi. «Papa Francesco leader? Oltre alle riforme interne a partire dal ricorso alla simbologia e dall’abbandono di formalismi, ha capacità comunicative e una visione globale dell’uomo che ha a che fare con economia, terra, acqua, cibo, produzione. Così come per ripiantare la chiesa ci vogliono secoli, allo stesso modo è inutile la politica corta. Seguendo l’analisi nel libro degli intervistati, si capisce che molti non sono affatto leader».

Positive le parole di Continella che lancia un guanto (raccolto) al direttore: dedicare più spazio alle esperienze di successo siciliane. E chiosa invitando gli uditori ad accendere la tv domenica: «Renzi sarà ospite di Che tempo che fa: magari sapremo qualcosa in più visto che ormai questo è un paese che parla o da Vespa o da Fazio».

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